Petrilli Sara, Il lavoro agile: uno strumento per perseguire l'obiettivo di work-life balance

"Azienditalia", 2018, n. 3, p. 468-475.

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"Azienditalia", 2018, n. 3, p. 468-475.
 Articoli di riviste Pubblicato il 30/03/2018
Negli ultimi anni il termine work-life balance ha trovato sempre più ampia diffusione, attirando l’attenzione non solo di aziende e manager attenti al benessere dei dipendenti, ma anche di legislatori nazionali e, prima ancora, delle massime istituzioni europee. Con il termine work-life balance ci si riferisce all’equilibrio (balance) tra vita privata e lavoro (work-life), a cui il Parlamento Europeo ha dedicato un provvedimento indirizzato agli Stati membri, nel quale il work-life balance diventa uno degli obiettivi che gli stati membri devono perseguire attraverso le loro politiche interne. Quando si parla di conciliazione tra vita personale e professionale inevitabilmente si pensa alle norme legate alla tutela della maternità e paternità o agli obblighi di assistenza familiare in genere. La Risoluzione va ben oltre, precisando l’importanza di tale principio per chiunque, indipendentemente dalla situazione familiare. Il Parlamento Europeo “chiede l’introduzione di un quadro per garantire che tale diritto rappresenti un obiettivo fondamentale dei sistemi sociali e invita l’UE e gli Stati membri a promuovere, sia nel settore pubblico che privato, modelli di welfare aziendale che rispettino il diritto all’equilibrio tra vita professionale e vita privata. Interessante è l’osservazione circa gli effetti positivi anche per il sistema economico: “un buon equilibrio tra vita professionale e vita privata favorisce la crescita economica, la competitività, la partecipazione complessiva al mercato del lavoro, la parità di genere, la riduzione del rischio di povertà e la solidarietà tra le generazioni, risponde alle sfide dell’invecchiamento della società e influenza positivamente i tassi di natalità nell’UE”. Poiché “la conciliazione tra vita professionale, vita privata e vita familiare è un concetto ampio che abbraccia tutte le politiche globali di natura legislativa e non legislativa445 ” il Parlamento mette in rilievo la necessità di un “cambiamento culturale a livello della società, che prenda di mira gli stereotipi di genere, affinché il lavoro e le attività di cura siano ripartite in modo più equo tra gli uomini e le donne”. In tal senso il lavoro agile offre potenzialmente soluzioni all’individuazione di “un migliore equilibrio tra vita privata e vita professionale. Gli stati membri, pertanto, sono invitati “a promuovere il potenziale offerto da tecnologie quali i dati digitali, internet ad alta velocità, la tecnologia audio e video per l’organizzazione del (tele)lavoro agile”. Si pensi al telelavoro, che è una delle prime modalità organizzative che hanno dato attuazione alla conciliazione vita privata-lavoro e di cui lo smart working rappresenta in un certo senso un’evoluzione, ma anche al sempre più diffuso desk sharing, ovvero la condivisione una postazione di lavoro e, più in generale, la “creazione di spazi di lavoro condivisi”. Il c.d. co-working è “una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa e di organizzazione delle risorse umane e strumentali basata sulla condivisione dell’ambiente di lavoro ed eventualmente delle postazioni informatiche da parte di lavoratori e lavoratrici dipendenti da diversi datori di lavoro. L’Italia ha dato attuazione ai principi contenuti nella Risoluzione del Parlamento Europeo rapidamente. La direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 3/2017 in materia di lavoro agile prevede che le Amministrazioni pubbliche adottino misure organizzative volte a fissare obiettivi annuali per l’attuazione del telelavoro e a sperimentare, anche al fine di tutelare le cure parentali, nuove modalità spazio-temporali di svolgimento della prestazione lavorativa. Con la legge 81/2017 il legislatore definisce il lavoro agile come “una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale. Infine con la Circ. 2 novembre 2017, n. 48 l’INAIL precisa che la classificazione tariffaria della prestazione lavorativa segue quella cui viene ricondotta la medesima lavorazione svolta in azienda. Dunque nulla cambia in tema di retribuzione imponibile.

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