Viviana Mazza, “La marcia di Munira: Col velo a stelle e strisce per fare strada all'idea della diversità tra noi”

“Corriere della Sera”, 25 Gennaio 2017, p. 17.

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“Corriere della Sera”, 25 Gennaio 2017, p. 17.
 Rassegna Stampa Pubblicato il 07/03/2017
Munira Ahmed, figlia di immigrati ed ex organizzatrice di eventi, a 32 anni ha ispirato un'immagine simbolo della “marcia delle donne” del 21 gennaio scorso. L'artista è Shepard Fairey, lo stesso che realizzò il poster con la scritta “Hope”, simbolo del messaggio di speranza dell'ex presidente degli USA, Obama. Fairey vide la foto di Munira, scattata dopo l'11 settembre e intitolata “Io sono l'America”. Questa immagine gli ha ricordato che la libertà di religione è un diritto fondamentale degli Stati Uniti e che la loro storia e la loro cultura si basa sull'accoglienza di coloro che fuggono da persecuzioni religiose. Munira ha dichiarato di non essere contro Trump, ma contro ciò che rappresenta, ovvero contro quella ostilità che si prova nei confronti di donne, di musulmani e di gay. Il messaggio che vuole trasmettere non è quello di “essere contro”, ma al contrario di aprirci all'idea che tutti siamo un popolo e tutti, con le loro credenze e con le loro origini differenti, devono essere rispettati in quanto esseri umani. L'aver indossato un velo, l'hijab, a stelle e strisce indica l'essere di Munira americana e musulmana allo stesso tempo, potendo appartenere a entrambi senza che l'una comprometta l'altra. Molti non hanno ancora accettato questo concetto, apparentemente ovvio, come dovrebbe essere, in quanto l'hijab è considerato un segno di oppressione, quando, in realtà, è una scelta e una fonte di potere per molte donne. Secondo Munira, le azioni contano più delle parole: Trump ha dichiarato che il colore della pelle non conta se si è uniti dall'amore per la patria, ma il fatto di aver voluto con sé solo uomini e quasi tutti bianchi indica l'incoerenza e la poca credibilità nel momento in cui parla di inclusione. Per Munira, la “marcia delle donne” è stato un momento inclusivo che ha permesso a chiunque di esprimersi. Ciò vale anche per le sostenitrici di Trump, presenti alla marcia. Tuttavia, è ancora lunga la strada per rendere il movimento delle donne più inclusivo anche per gli aspetti legati al colore della pelle e alla classe sociale.