Mannocchi Francesca, Ho 16 anni e voglio immolarmi

"L'Espresso", n. 24, 11 giugno 2017, p. 16.

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"L'Espresso", n. 24, 11 giugno 2017, p. 16.
 Articoli di riviste Pubblicato il 07/07/2017
L'autrice Mannocchi intervista Ahmed, il giovane miliziano sedicenne catturato a Mosul. Il giovane racconta alla giornalista che aveva giurato fedeltà ad Al Baghdadi a solo tredici anni, decisione presa con i suoi amici più cari, lasciando all'oscuro la propria famiglia. La sua. Durante un bombardamento contro il campo d'addestramento del giovane miliziano, quest'ultimo perde una gamba. La sua invalidità come spiegato dall'ufficiale dei servizi segreti che lo tiene in custodia, gli ha impedito di diventare un martire e il martirio simboleggia l'onore per questi giovani combattenti. Ahmed prosegue affermando che il grado più alto di tutti i martiri è la missione suicida. Le missioni suicide sono decisive nello stabilire la vittoria sul campo di battaglia, quindi hanno un valore maggiore e portano più velocemente in paradiso. Morire dopo essere stati feriti dal nemico o morire sotto un bombardamento non ha lo stesso valore. Per partecipare a una missione di martorio bisogna aspettare il proprio turno e spesso i soldati in fila sono centinaia. Infine il giovane conclude affermando che perdere Mosul o Raqqa non segnerà la definitiva sconfitta dell'Isis. Perdere un territorio non è altro che una fase transitoria e il loro messaggio continuerà ad essere trasmesso fino alla fine del mondo.

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