Muratori Alberto, Un tema alla ribalta: la diffusione degli autoveicoli elettrici per un progetto di mobilità sostenibile

"Ambiente & sviluppo", 2017, n. 1, p. 29-35.

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"Ambiente & sviluppo", 2017, n. 1, p. 29-35.
 Articoli di riviste Pubblicato il 01/07/2017
Durante il 2016 l’attenzione della politica e della collettività civile si è incentrata sul tema dei “mutamenti climatici” e del “riscaldamento globale”, e della sempre più stringente esigenza di ridurre le emissioni di CO2, con strategie e interventi coordinati da sviluppare in sede planetaria, sia riducendo il ricorso ai combustibili fossili in tutti i processi termici, sia attraverso una gestione più sostenibile di altre attività antropiche direttamente o indirettamente responsabili di questo problema. Nel corso del dibattito si è sottolineato che, alla luce di un’analisi di lungo periodo dei trend delle emissioni di anidride carbonica dal 1990 ai giorni nostri, quelle derivanti dal settore dei trasporti avevano dato luogo, a livello europeo, ad un incremento del 30% rispetto al 1990. Ciò ha riportato prepotentemente al centro dell’attenzione dei paesi europei il tema delle emissioni di CO2 derivanti dal trasporto stradale, nell’ambito del quale, ha trovato inatteso rilancio l’opzione “motorizzazione elettrica”, già sperimentata con successo da un ristretto numero di Paesi, tra i quali l’Olanda, e, soprattutto, la Norvegia, nella quale le automobili elettriche rappresentano già oggi oltre il 15% del parco circolante. Il grande vantaggio del ricorso alla “trazione elettrica” per gli autoveicoli è rappresentato dal congiunto azzeramento di tutti gli “inquinanti classici” allo scappamento, e primi fra tutti, le famigerate polveri sottili, a favore della “qualità dell’aria delle aree urbane”, sulla cui rete stradale essi circolano, e dal “possibile annullamento” dell’anidride carbonica emessa. Per quanto riguarda il nostro Paese, in attuazione di quanto stabilito dal Capo IV-bis “Disposizioni per favorire lo sviluppo della mobilità mediante veicoli a basse emissioni complessive” della Legge 7 agosto 2012, con D.P.C.M. 26 settembre 2014, pubblicato sulla G.U. n. 280 del 2 dicembre 2014, veniva approvato, ai sensi dell’art. 17-septies della legge sopra richiamata, il “Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica”, nell’ambito di una più complessiva strategia finalizzata allo sviluppo della mobilità sostenibile, fondata sul bipolo “realizzazione di reti infrastrutturali per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica” spettanti a livello statale, regionale e degli enti locali, e “sperimentazione diffusione di flotte pubbliche e private di veicoli a basse emissioni complessive”. Secondo l’ambizioso scadenzario proposto dall’art.17-septies della Legge 7 agosto 2016, n. 134, entrata in vigore il successivo 26 agosto, l’approvazione del PNIRE avrebbe dovuto intervenire entro il 26 febbraio 2013, e, in pari data, avrebbero dovuto essere perfezionati i seguenti adempimenti: - per iniziativa del Governo, stipulazione di un’Intesa tra i diversi attori del Piano volta ad assicurare il raggiungimento di posizioni unitarie, e l’armonizzazione degli interventi sul territorio nazionale, secondo obiettivi comuni e condivisi, in materia di reti di ricarica per i veicoli a trazione elettrica o ibrida; - da parte delle regioni, emanazione delle disposizioni legislative di loro competenza, per l’attuazione degli obiettivi perseguiti dal PNIRE, con particolare riferimento a disposizioni per l’adeguamento degli strumenti di pianificazione urbanistica comunale e sovracomunale al fine di assicurare i previsti standard minimi di dotazione di impianti di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica ad uso collettivo e l’inserimento delle infrastrutture di ricarica, anche private, dei veicoli alimentati ad energia elettrica, tra le “opere di urbanizzazione primaria” realizzabili in tutto il territorio comunale. Inoltre, a seguire, entro il successivo 1° giugno 2014, i Comuni avrebbero dovuto modificare i propri regolamenti urbanistico-edilizi, inserendovi una norma secondo la quale, a partire da tale data, il rilascio dei “titoli abilitativi edilizi” riguardanti la costruzione di “nuovi edifici”, o la ristrutturazione di “edifici esistenti”, ad uso diverso da quello residenziale, con superficie utile superiore a 500 mq, avrebbe dovuto essere subordinato alla prevista installazione di “infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli”. Attualmente il PNIRE, quale è stato proposto in sede di stesura originaria e di primo Aggiornamento 2015, si presenta in sostanza solo in termini di linee guida in grado di garantire lo sviluppo unitario del servizio di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica nel territorio nazionale, sulla base di criteri oggettivi che tengano conto dell’effettivo fabbisogno presente nelle diverse realtà territoriali. Tra le diverse “azioni complementari” focalizzate dalla “Piattaforma di Indirizzo Strategico per la mobilità elettrica in Italia” (nota anche come “Carta di Arese”) per contribuire a raggiungere gli obiettivi stabiliti a livello internazionale negli ultimi anni, sono stati focalizzate alcune macro-aree d’intervento, tra le quali una concreta “incentivazione economica” dell’acquisto dei veicoli elettrici attraverso diverse misure, di natura fiscale e finanziaria. Nonostante questi sforzi, seppur minimi, lo scenario delineato dai target per il 2020, assunti a riferimento per l’elaborazione del PNIRE, non potranno ancora determinare apprezzabili ripercussioni sul miglioramento della qualità dell’aria nelle aree urbane, e tanto meno, sulla complessiva riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Per ottenere risultati in qualche modo significativi, occorrerà attendere che la percentuale degli autoveicoli a trazione elettrica sul parco circolante, possa essere espressa da numeri a due cifre: prospettiva che ci sembra ancora molto lontana.

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