Roberta Zunini, “Copiare noi israeliani, un pessimo inizio”

“Il Fatto Quotidiano”, 26 Gennaio 2017, p.12.

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“Il Fatto Quotidiano”, 26 Gennaio 2017, p.12.
 Rassegna Stampa Pubblicato il 07/03/2017
Sono molti i muri innalzati dalle nazioni per allontanare dai propri confini profughi e abitanti di paesi considerati ostili. Tuttavia, la barriera voluta da Trump tra Usa e Messico è l'esempio più eclatante tanto quanto lo fu il muro costruito nel 2002 tra Israele e i Territori palestinesi. Successivamente Israele ne fece costruire un altro al confine con l'Egitto, ma con il consenso delle autorità del Cairo. Secondo Iftach Cohen, avvocato dei diritti umani, Israele ha fatto vedere questi muri come strumenti di autodifesa; in realtà sono stati edificati a scopo di sicurezza o per tenere lontani i profughi economici e i richiedenti asilo, provenienti dall'Africa. Il muro di Trump si estenderà sul territorio statunitense, mentre quello israeliano entra nei territori palestinesi. Cohen sostiene che i muri di Israele non si possono paragonare a quelli di Trump, a meno che non si ammetta che il presidente americano lo voglia non tanto per impedire l'arrivo dei migranti, quanto piuttosto per evitare che i wasp, bianchi anglosassoni di religione protestante, diventino una minoranza. I muri costruiti in Israele sono, per Cohen, muri di esclusione e non di protezione. Il muro con la Cisgiordania è stato voluto per sottrarre terra ai palestinesi e per distruggere lo Stato palestinese dal suo interno. Non è un caso se nel 2004 il muro sia stato dichiarato illegale dalla Corte Internazionale dell'Aia, emanazione giudiziaria dell'ONU e considerato sproporzionato dalla nostra Corte Suprema.