Caporale Marina, L'accessibilità ai siti web e alle applicazioni mobili delle pubbliche amministrazioni

"Giornale di diritto amministrativo", 2019, n. 3, p. 357-367

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"Giornale di diritto amministrativo", 2019, n. 3, p. 357-367
 Articoli di riviste Pubblicato il 30/09/2019
La Dir. UE/2016/2102 nasce allo scopo di realizzare un mercato armonizzato per l’accessibilità dei siti web e delle applicazioni mobili degli enti pubblici per gli utenti, in particolare per le persone con disabilità. La collocazione della direttiva in questo ambito deve essere letta in considerazione del particolare ruolo dell’UE nella promozione dei diritti delle persone con disabilità, avendo aderito, nel dicembre 2010, alla Convenzione dei diritti delle Persone con Disabilità (CDPD). La CDPD non introduce nuovi e “speciali” diritti per le persone con disabilità ma si muove nella direzione di riconoscere i diritti già presenti nelle altre Convenzioni delle Nazioni Unite e di garantire un effettivo godimento di questi diritti alle persone con disabilità. I tre pilastri della CDPD per approntare strumenti e soluzioni a misura, in particolare, delle persone con disabilità, sono tre: accomodamento ragionevole, progettazione universale e accessibilità. L’articolo si sofferma soprattutto sulla questione dell’accessibilità, finora tradizionalmente vista come tradizionalmente è stata intesa l’eliminazione delle barriere fisiche ma ora definita anche in relazione all’ambiente tecnologico, digitale e, in senso lato, informativo. Questa accessibilità “digitale”, è stata progressivamente implementata anche a livello europeo non solo attraverso un significativo numero di iniziative per la promozione dei diritti delle persone con disabilità, ma anche attraverso una serie di strumenti volti allo sviluppo del mercato digitale, e all’applicazione delle tecnologie in chiave inclusiva, tra cui, da ultimo, la Dir.UE 2016/2102 e la sua attuazione italiana. È del 1974 il primo Programma di azione per l’integrazione occupazionale e sociale delle persone portatrici di handicap, primo passo per l’adozione di numerosi altri strumenti che hanno portato alla Dir. 2000/78/CE sulla parità di trattamento in ambito lavorativo, che ancora oggi costituisce un riferimento essenziale in materia di disabilità. Da allora molta strada è stata fatta fino all’adozione dell’attuale Strategia europea sulla disabilità 2010-2020, e in questo percorso una tappa essenziale e densa di implicazioni è senz’altro costituita dall’adesione dell’UE alla CDPD e agli strumenti adottati, di conseguenza, dalla UE. Se l’accessibilità riguarda ogni dimensione delle nuove tecnologie (l’accessibilità alla rete in sé, l’accessibilità di software e hardware…) l’attenzione si sposta fisiologicamente sull’accessibilità dei siti web pubblici, in quanto rappresentano la prima interfaccia per la fruizione di informazioni e servizi da parte delle PP.AA. nei confronti di tutti gli utenti, in particolare per quelli con disabilità. Su questi aspetti è intervenuta laDir.(UE)2016/2102, secondo cui il concetto di accessibilità deve essere inteso come l’insieme di principi e tecniche da rispettare nella progettazione, costruzione, manutenzione e aggiornamento di siti web e applicazioni mobili per renderli accessibili agli utenti. In Italia, l’interesse del legislatore per i diritti “digitali” delle persone con disabilità può essere ravvisato in primis in una circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che nel 2001 aveva indicato alcune linee guida comuni per i siti web della P.A. per le persone con disabilità, ma è con la L. n. 4/2004 che i diritti delle persone disabili sono stati considerati in una prospettiva TIC in modo organico, visto che la legge è riferita agli interventi per favorire e semplificare l’accesso degli utenti e, in particolare, delle persone con disabilità, agli strumenti informatici della P.A. in generale, ivi inclusi i siti web e, oggi, anche le applicazioni mobili. A questa previsione si aggiungono le disposizioni del CAD approvate a solo un anno di distanza dall’adozione della L. n. 4/2004. Fin dalla sua prima stesura il CAD contemplava il diritto all’uso delle tecnologie telematiche da parte di tutti i cittadini nei confronti della P.A. e più in particolare prescriveva che le PP.AA. (centrali) dovessero erogare i servizi in rete in base ai criteri di efficacia, economicità ed utilità e “nel rispetto dei principi di eguaglianza e non discriminazione, tenendo comunque presenti le dimensioni dell’utenza”. Chiunque quindi ha diritto di godere dei diritti di cittadinanza digitale e, in senso più ampio, dei servizi disciplinati dal CAD, in modo accessibile e senza discriminazioni. La legge n. 4/2004 è stata modificata dal D.Lgs. n. 106/2018 in attuazione della Dir. UE 2016/2102, solo per quanto necessario a recepirla e quindi per la parte relativa ai siti web e alle applicazioni mobili degli enti pubblici. La legge definisce oggi l’accessibilità quale la capacità dei sistemi informatici, ivi inclusi i siti web e le applicazioni mobili, nelle forme e nei limiti consentiti dalle conoscenze tecnologiche, di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari di accessibilità. Il primo meccanismo che la L. n. 4/2004 riferisce esplicitamente solo ai siti web e alle applicazioni mobili della P.A. e che merita di essere sottolineato riguarda il cosiddetto “onere sproporzionato”. Ossia, la P.A., nello specifico, non interviene adottando gli strumenti che la legge prescrive per i siti web e le app della P.A. se i suoi provvedimenti possano implicare per essa stessa un onere sproporzionato, che è chiamata comunque a motivare. L’attuazione della Dir. UE 2016/2102 consente di svolgere alcune riflessioni. Quanto all’estensione soggettiva dei beneficiari è evidentemente più ampia di quanto l’intestazione alle persone con disabilità faccia pensare in quanto l’approccio con cui sono stati impostati questi strumenti normativi ha una prospettiva inclusiva più ampia possibile, giova a tutti, non solo alle persone con qualche tipo di disabilità. Quanto all’oggetto, i siti web e le applicazioni mobili degli enti pubblici, l’impressione è quella di un’applicazione limitata dei principi di accessibilità, visto che la direttiva si concentra su questi due specifici strumenti. Ma, riflettendo meglio, quali sono i servizi digitali – a favore di persone con disabilità e non - degli enti pubblici che non siano veicolati da siti web e da applicazioni mobili?


http://teca.consiglio.puglia.it/SebinaOpac/resource/giornale-di-diritto-amministrativo-mensile-di-legislazione-giurisprudenza-prassi-e-opinioni/FOG1067202