Carloni Enrico, Digitalizzazione pubblica e differenziazione regionale

"Giornale di diritto amministrativo", 2018, n. 6, p. 698-705

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"Giornale di diritto amministrativo", 2018, n. 6, p. 698-705
 Articoli di riviste Pubblicato il 30/03/2019
Un versante sul quale il sistema amministrativo italiano mostra un considerevole ritardo rispetto ad altre esperienze comparate e, soprattutto, presenta un’evidente difficoltà nel “tenere il passo” con l’evoluzione che caratterizza il contesto sociale e tecnologico contemporaneo è quello della digitalizzazione pubblica. Il campo della digitalizzazione pubblica costituisce un interessante campo di analisi della differenziazione regionale, intendendo con quest’ultima in particolare la capacità di esercitare in termini effettivi (e quindi con la conseguente produzione di discipline tra loro differenziate) l’autonomia normativa riconosciuta a livello costituzionale. Il “federalismo digitale” alla prova dei fatti risente di elementi di condizionamento che sono presenti anche in altri contesti, ma a questo si aggiunge anche un’ulteriore tensione all’uniformità connaturata ai fenomeni tecnologici, naturalmente portatori di istanze di standardizzazione. L’eGovernment, inteso come percorso di digitalizzazione dei processi interni e dei servizi dell’ente è ascrivibile alla competenza residuale delle regioni ordinarie: questa è però inevitabilmente attraversata da altre competenze anzitutto in ragione delle diverse funzioni esercitate e quindi della relativa disciplina. Nelle materie regionali, la competenza statale in materia di coordinamento informativo, informatico e statistico mostra una forte capacità di penetrazione potendo andare anche al di là dello stretto obiettivo di porre disposizioni rivolte ad “assicurare una comunanza di linguaggi, di procedure e di standard omogenei, in modo da permettere la comunicabilità tra i sistemi informatici della pubblica amministrazione”. Sono le Regioni, per questioni funzionali ed organizzative, a poter innovare (pur nel quadro delle necessarie regole di coordinamento statale) l’uso dei dati di cui dispongono in campi che rientrano nelle proprie competenze; ma la possibilità di disciplinare questo uso dei dati incrocia la competenza statale riservata in materia di privacy.

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